Scegliere cosa essere…

“Una riserva, così come il governo americano l’aveva originariamente pensata, era un grande territorio di esclusiva proprietà degli indiani, da loro amministrato, senza alcuna intromissione da parte dei bianchi. La fame di terra fece rompere tutti i trattati, fino a che il territorio indiano si ridusse a limite così ristretti che “Riserva” divenne sinonimo di “reclusione”, il tentativo subdolo di assimilazione forzata, di rendere il rosso simile al bianco.
Ma chi erano quei pionieri che a centinaia di migliaia spingevano sempre più ad Ovest la Frontiera, verso una terra promessa che davanti ai loro occhi si apriva smisurata, in attesa soltanto di dare frutti?
Era l’epoca in cui in Europa i bambini lavoravano dodici ore al giorno nelle miniere e nelle filande, l’epoca in cui la rivoluzione industriale concentrava centinaia di migliaia di contadini nelle città, obbligati a vendere il proprio lavoro e quello della propria famiglia. Aldilà dell’oceano vi è un continente quasi deserto, dove è possibile vivere, con dignità e libertà, del frutto del proprio lavoro. Perché ci indignamo se non vengono rispettate le libertà di poche migliaia di cacciatori nomadi che non sanno far fruttare la terra, e che con la loro arretratezza prentono di impedire una vita decente a milioni di diseredati d’Europa?
Per molte tribù indiane il modello dell’uomo era il bisonte. I bisonti si muovevano in libertà, su e giù per la prateria, forti, pronti a battersi, non si lasciavano spaventare da nessun ostacolo. Nella stagione degli amori ballavano tutta la propria forza, facendo tremare la terra, pronti ad affrontare qualunque rivale.
Ma a ben guardare, che significavano le gesta individuali del guerriero di fronte a concetti e prosepettive storiche ben più importanti?
Il pioniere è diverso, è in lotta contro le forze della natura, contro i suoi propri limiti, ha la dignità e l’orgoglio di chi non si vuol piegare e vuole andare avanti. Essere utili, efficaci, quotidianamente operosi, evitare gli eccessi. Va lontano, così lontano che, per un’implacabile legge della dialettica, trasforma ogni valore nel suo contrario: esclude tutti coloro che non dirigono la propria vita secondo i suoi stessi valori.
Vorremmo verità chiare, univoche, dire – magari con uno spettacolo – così stanno le cose e così non stanno le cose. Siamo attratti dalla verità che cerchiamo, come nella notte i nostri occhi dalla luna, che però non brilla di luce propria, e ha una faccia nascosta.”

da Aldilà delle isole galleggianti ( Eugenio Barba )